Villagrande
di Luciana Cannas

 
barra.gif (1564 bytes)       


Villagrande: la Noia.  

 

Nell’immaginario collettivo la noia richiama la sensazione sgradevole prodotta dal ripetersi monotono delle stesse azioni, dalla mancanza di distrazioni, che può portare ad uno stato d’inerzia e tristezza tale da divenire insopportabile.

 Qualcuno riuscì addirittura a sublimare questo status d’angoscia proprio quando questa “vincendo la Speranza…pianta il suo vessillo nero”.

Villagrande sceglie un modo più pragmatico e produttivo di Baudelaire per ovviare al tedio, praticando il voyeurismo verbale a livelli olimpici.

Gli abitanti esprimono tale azione con laboriosità e costanza estrema, e nessuno di essi è immune dall’esserne ora oggetto ora soggetto. D’altronde il paese sa benissimo che i poeti sono i non riconosciuti legislatori del mondo.

Dopo la strage delle Torri Gemelle, le discussioni hanno toccato anche argomenti impegnativi come la politica estera. Dai bambini alle elementari, agli anziani che mattina e sera fino all’imbrunire popolano il portico, tutti parlavano di colui che improvvisamente era balzato sulle prime pagine dei giornali, non era più conosciuto solo da Igor Mann o Magdi Allam, ma era divenuto un fenomeno di massa sponsorizzato da mille barzellette, vignette, e-mail: Ben Laden.

Le nostre discussioni sono sempre determinate dalle notizie dei vari telegiornali che stabiliscono velatamente le priorità degli argomenti, che verranno affrontati una volta spento il televisore. Quindi è necessario il “boom” dell’11 settembre, perché il mondo conosca i talebani, “veda” in tv le loro compagne, e scopra che essi erano al potere dal 1996! E siccome la “reductio ad unum”, ci pone fra gli Occidentali, e ci elegge dunque fra i popoli più civili, diamo il nostro giudizio, aperto ed elevato. Facendo un’analisi sull’Islam, indietro di 622 anni rispetto a noi moderni, diamo giustamente pene apocalittiche ai suoi seguaci, esprimendo il nostro disappunto per certe religioni e chiamando in causa Lucrezio, che parecchi secoli andati aveva intuito con il suo “tantum religio potuit suadere malorum”, i danni delle scarse e scarne riflessioni.

Poi la stampa ha avuto un altro mostro da “sbattere in prima pagina”: il delitto di Cogne.

Questo fatto, a differenza del primo che aveva indiscutibilmente come obiettivo la cattura dell’uomo che aveva osato minare, la superpotenza americana (il prefisso super ormai si può anche omettere), ci ha consentito addirittura di creare le fazioni cosi come in tutta l’Italia: innocente o colpevole?

Ma il mese di giugno 2002 ha potuto impedire che il tedio piantasse “il suo vessillo nero nel nostro cranio” grazie ai mondiali, ovviamente di calcio, perché i mondiali di nuoto e gli europei d’atletica che si sono susseguiti nel tempo, nelle discussioni sportive dei Villagrandesi non suscitano lo stesso fervore. Cenerentola commuove sempre, ormai nel calcio più che a scuola. Dopo aver visto la desolazione dei quartieri dove sono nati, siamo tutti partecipi della promozione sociale che gli ingaggi hanno consentito a Maradona e consentono a Ronaldo.

Oltre al marginale quesito Baggio, agli schemi di gioco, alla formazione che ognuno di noi aveva in testa sostituendosi virtualmente al mitico Trap., il mondiale ha regalato non poche sorprese fissando nella nostra memoria lo sguardo del vichingo Larsen che alza la bandierina, e il fischietto dell’arbitro nobile, almeno nel nome, Byron Moreno. Dimenticavo i diavoli rossi e la debacle dell’Italia.

Soddisfatti però gli interisti perché alla vittoria del Brasile ha contribuito non poco la resurrezione del “fenomeno”, e per solidarietà, dato che siamo in un’Europa unita, sono soddisfatti per questa rinascita anche gli Spagnoli.

Visti gli orari di colazione e di pranzo delle partite, le discussioni si sono svolte principalmente in piazza. L’androceo e il gineceo quando c’è questo argomento è d’obbligo, perché, come dice il giurassico Agroppi, l’onnipresente “calciologo”, le donne non possono parlare di calcio, quindi o si allontanano con le amiche o rimangono coi loro compagni in rigoroso e devoto silenzio! Forse il pindarico Brera, per intenderci colui che chiamò Gigi Riva “rombo di tuono”, avrebbe consentito ad Agroppi di fregiarsi del titolo “Rombo di balle”, a giudicare dalle esplosioni del pubblico, allorché ci diletta con la sua divina sapienza!

Tutti indistintamente abbiamo parlato di questi argomenti e non ci siamo neppure annoiati.

Si poteva passare per la piazza senza essere oggetto delle discussioni degli irriducibili del bar, individuabili dal colore della sedia verde o nera, che osservavano distrattamente “quelli del paese” che continuavano a “farsi le vasche”. Attività che resiste d’estate, ma ormai in netto declino, anzi, quasi in disuso d’inverno.

Accantonate le tempeste nazionali e internazionali, per ovviare al tedio, per “fortuna” c’è anche il fatto di cronaca di cui come comunità diventiamo spesso protagonisti. Per alcuni giorni si riempiranno le giornate e l’Unione Sarda tira di più. Nonostante si legga lo stesso giornale e si incontrino le stesse persone, “vola veloce di bocca in bocca” qualche novità sul fatto, grazie all’abilità oratoria e pittorica che ci caratterizza.   

Siamo talmente operativi nel sociale che riusciamo a trovare il motivo del deviato e poco ortodosso comportamento del compaesano protagonista del misfatto, nel suo ghenos. Stabiliamo per lui/lei la pena per il suo peccato, che se Cesare Beccaria fosse ancora vivo si renderebbe conto dell’inutilità “Dei delitti e delle pene”.                 

Non è masochismo se occupiamo la mente con le tristi vicende del nostro amato borgo, ma impegno sociale.

Non conosciamo la noia da moderni e figli del mondo quali ormai siamo. Ci rimpinziamo dei programmi televisivi e vedendo il mondo aldilà di Villagrande, abbiamo imparato a parlare l’italiano, principalmente le signorine e le signore (finalmente la par condicio!), e i nomi più comuni come Barbara e Gabriele, sono sostituiti magari da Jennifer o Michel. E per questioni di bon ton, si dà più prestigio e modernità alla paternità, sostituendo l’obsoleto babbo con papà!

Ma in questa piccola isola felice, per impedire che la noia ci sovrasti, opera anche l’intellettuale non più nella sua dimensione letterario-arcadica, superata da tempo, ma nella definizione gramsciana d’intellettuale organico. Colui che mette a disposizione della massa la sua cultura e che finalmente oltre alla conquista del potere, (condizione indispensabile per operare nel sociale), comunica per riportare quei valori e riattivare quell’attività mentale che ci consente di non annoiarci, c’ impedisce di avere comportamenti deviati e ci dà l’opportunità di coltivare passioni.

L’intellettuale organico conosce bene il “motto” socratico “sapere di non sapere”, la sola convinzione che consenta di operare in qualsiasi campo della ricerca perché il sapere è dinamico ed essere convinti di sapere, ferma la nostra conoscenza e le nostre riflessioni. Egli risveglia le passioni sapendo che impera l’esterofilia a Villagrande più che altrove, ci induce a ricorrere oltre i nostri confini territoriali, ci indirizza verso lo studioso che viene da fuori perché sa che ha più valore il vocabolario sardo del giapponese che non quello di Mario Puddu scritto con la collaborazione dei nostri più insigni glottologi. Conosce anche la nostra ospitalità e il nostro rispetto per lo straniero, tanto che Bossi qui sarebbe verde solo per la rabbia!!!

L’apoteosi di questa passione esterofila, Villagrande l’ha vista qualche tempo fa quando per riportare alla luce il nostro passato invitò un tedesco per ricordare, con grande orgoglio della comunità i luoghi e i cambiamenti del paese rispetto al periodo della II guerra quando vi dimorava da soldato, confrontandosi con i ricordi dei nostri anziani. Siamo un paese di pii e devoti. Abbiamo seguito le parole di Cristo chi è senza peccato scagli la prima pietra, e abbiamo perdonato e dimenticato il ruolo del tedesco nella guerra, tanto che nessuno ha fatto la minima riflessione sul conflitto, ormai dimenticato. Ma siccome seguiamo le battaglie sociali e seguiamo la giustizia di massa e non di principio tutti abbiamo voluto la condanna di Priebke! 

C’ inorgoglisce che qualcuno si ricordi di noi, e ricambiamo in ogni modo la stima che lo straniero ha nei nostri confronti.Conseguentemente se un appassionato del mondo tedesco, popolo che non molti decenni orsono ha salvaguardato la razza ariana con un ordine e una disciplina davvero invidiabile, dice che il lituano poiché è simile al latino, è annoverato fra le lingue neolatine, noi gli diamo credito perché il nostro patrimonio riusciamo a formarlo sulle teorie esterne senza neppure prenderci la briga di indagare. Ma l’intellettuale organico sa che “se tocchiamo con mano che nulla può nascere dal nulla, allora più chiaramente sapremo comprendere quello che andiamo indagando”, e per un fatto non passionale ma tecnico e scientifico, scopriamo che il lituano è molto simile alla declinazione latina non perché i Romani vi avessero impiantato una colonia come credevano gli Umanisti, ma per un fatto ben noto ai glottologi, che lituano e latino derivano entrambe dall’indoeuropeo. Essendo il Lituano molto conservativo ecco perché la sua somiglianza con la declinazione latina!!!.

L’intellettuale organico sa anche che una passione coltivata senza l’esperto rischia di ingabbiarci e di cristallizzarci in una base falsa, e salva in corner la comunità ricorrendo all’aiuto esterno prima che si “batta” la punizione della falsità su di essa. Sa anche che l’atteggiamento socratico è proprio solo dell’esperto, mentre l’appassionato crede “di sapere”.

Sa anche che solo con “la rivolta dell’oggetto” noi saremo in grado di ritornare a “su connottu” e a distinguere, l’esperto dall’appassionato. Opera e agisce in un paese dove sembra si sia diffusa l’idea che il laureato sia un esperto. 

I rischi che si corrono quando ci facciamo trascinare da un appassionato e non da un esperto possono essere talvolta motivo di … confusione, come quando gli appassionati hanno voluto l’Eldorado a Furtei e gli esperti piangevano per lo sbancamento delle colline e per lo spargimento di cianuro.

Se uno di noi sta male decide di andare dal medico, il fatto che questo non sia competente è un altro discorso, ma non ci fa decidere di andare da un architetto!

L’intellettuale organico conosce perfettamente questi rischi e osserva tristemente i 1600 esperti scienziati scelti dall’Onu, che lanciano l’allarme sui rischi del pianeta. Ma siccome “a qualcuno piace caldo”, hanno la meglio gli appassionati sugli esperti! 

L’intellettuale organico sa anche che affidando ad ognuno il giusto ruolo le passioni potrebbero essere coltivate bene, sarebbero davvero grandi e si potrebbe comunicare il vero per costruire qualcosa di meno falso, ci sarebbe più comprensione e non si sentirebbe più parlare di un ministro della giustizia laureato in ingegneria! Ma sa soprattutto che agli ozi letterari ci si può dedicare solo quando non si fa politica, che è però la sola condizione perché si realizzi l’addizione di Gramsci, nella sola persona: tecnico + politico!!!

Eh si! E’ proprio un’isola felice Villagrande perché non conosce la noia. Con l’ospitalità che la distingue è disposta a sacrificare i suoi ingegneri, i suoi architetti, i suoi letterati, per consentire a chi viene ospite come esperto o appassionato di “ricostruire” la nostra storia!

L’incontro

 

Non ho mai pensato che Calvino o Fenoglio, nati negli anni 20’ potessero avere lo stesso curriculum vitae di un loro coetaneo villagrandese, che invece di impegnarsi nelle lotte partigiane si preparava a viver sotto il freddo il gelo e la canicola, ora in montagna ora in pianura, al seguito di un gregge più o meno numeroso di pecore o capre. Eppure in comune con loro, il villagrandese aveva la patria e il governo. La madre di Calvino, Evelina Mameli era pure originaria della nostra Sardegna dove però, “la popolazione rifuggiva da forme violente nella lotta politica”.

Nel ventennio fascista i bambini villagrandesi erano certo diversi dai loro contemporanei delle Simpatiche canaglie, (allora il termine non scatenava guerre!), che si arrampicavano al volante di una Ford… Insomma anche i nati nello stesso periodo non fanno parte dello stesso “fascio” e, come nel nostro caso, della stessa cultura. Ho sempre pensato che la cultura sia ciò che ti consentono e ti permettono di acquisire nel luogo in cui sei nato in un determinato ordine costituito. Quando si teme che tale ordine sia leso, i governi si danno da fare perché ciò non succeda. Non a caso in una lettera del 1942, Martin Borman, il segretario del partito nazista, scriveva: “ ogni persona istruita è un nostro futuro nemico”. I nemici a Villagrande per quell’ordine costituito dal governo Mussolini non erano tanti, anzi, era rarissimo che qualcuno del paese riuscisse a proseguire gli studi. Il contatto con il mondo della natura, che potrebbe piacere tanto a Fulco Pratesi, non era una scelta, ma l’unica via per andare avanti.  Ma anche un bambino di Villagrande sul finire degli anni 20’, poteva a suo modo sognare, non perché andasse al cinema, non perché avesse il tempo o l’opportunità di leggere favole, ma compiendo azioni da uomo e mostrando magari coraggio nell’affrontare un viaggio nella notte, per rendersi utile alla famiglia. Secondo ritmi e dimensioni culturali proprie di un luogo e di un mestiere, ma anche di uno stato e di un governo, un bambino di Villagrande si accingeva a vivere una bella avventura che avrebbe assunto concretezza e valore come tale, soltanto qualche anno più tardi.

Lo spazio e il tempo nella memoria di un pastore spesso si possono “ricomporre” con gli spostamenti del gregge. Infatti l’uomo che mi racconta questa storia pur dicendomi di non ricordare la stagione, riesce a ricostruirla perché stavano per portare le capre “giù” verso una zona meglio nota col nome di Piscina ‘e Jana. Quindi era estate, ed il territorio di Villagrande, ricco di boschi e anfratti era un possibile rifugio per i latitanti. Era il periodo di Samuele Stocchino, un giovanotto arzanese che indispettiva non poco il regime fascista, che aveva istituito per la sua cattura una taglia di duecento mila lire. Ma si trattava solo di chiacchiere e distintivo, dal momento che il regime fece passare la morte di Samuele, avvenuta per malattia, per un atto eroico dei Carabinieri esimendosi così dal pagare la taglia… Insomma questa era l’aria che tirava nel periodo in cui il nostro piccolo villagrandese viveva i suoi primi anni di vita e le sue prime avventure.

Partì dunque all’alba, con la sorellina più grande di lui di qualche anno, che lo redarguiva spesso. In realtà faceva questo per darsi delle arie e non perché avesse la saggezza per farlo, dal momento che aveva solo alcuni anni in più di lui, che invece non andava ancora a scuola. Non ricorda gli abiti, ma dice ridendo: “erano sicuramente poco eleganti”. Dovevano raggiungere il padre che teneva il bestiame a Piri Martini, una località all’interno del bosco di Santa Barbara, prendere il latte della mungitura e portarlo a casa nel paese. A Piri Martini non c’era un vero e proprio ovile ma un orto che la famiglia coltivava, ed una grande pianta che serviva da “riparo” alle capre.

Oggi “l’ex bambino” racconta questo ridendo, pensando all’entusiasmo che ricorda di avere provato quando seppe di questo incarico da adulto. La strada che percorrevano i due bambini aveva grossomodo il tracciato che percorriamo oggi per arrivare a Santa Barbara. Allora però non c’era l’asfalto, ma una polvere giallastra e sottile che invogliava il piccolo villagrandese a tracciare solchi col piede per sollevarla da terra e tuffarsi dentro le nuvole che si formavano. Un signore che percorreva la stessa strada lo riprende proprio per questo gioco, e avendo alterato non poco la voce, più di una persona si girò a guardarli, facendo arrossire la sorellina per la rabbia, lui per l’offesa.  Continuava comunque a camminare risentito, ma anche perplesso, perché la strada era percorsa, oltre che da loro, da carri e uomini a cavallo che non sembravano preoccuparsi del polverone che sollevavano. Arrivarono a Piri Martini quando il sole era ormai sorto da un pezzo, percorrendo l’ultimo tratto di strada che attraversava il bosco, con un uomo amico del padre che era andato ad incontrarli. Non ricorda le smancerie del babbo felice di vedere come i suoi due bimbetti fossero giunti illesi a destinazione, ma un andirivieni di uomini adulti che parlavano piano. Le capre erano in “s’ameriagu”, dove si riparavano dalla calura. I bimbi vennero lasciati in disparte e anzi, proprio non vennero più considerati perché arrivò un uomo intorno al quale si affaccendavano tutti. Gli venne dato del latte appena munto, e solo dopo il latte venne versato nei contenitori che chiamavano gavette. Il signore sembrava molto rispettato e temuto, e non rivolse ai bambini la minima occhiata o parola, tanto meno un buffetto. Si accavallavano discorsi incomprensibili e si respirava nell’aria una certa fretta. Ma i bambini capivano che non era il momento di dire o fare niente senza nuovo ordine. Il signore che scatenò tanto tripudio, bevuto il latte, scambiò qualche parola con il padrone delle capre, il padre, che teneva le gavette in mano ormai riempite e che aspettavano solo i bambini per portarle a casa. Mentre stavano lì impazienti e coscienti della severità del genitore, ecco che finalmente questo si ricorda dei pargoli e fa loro cenno di seguirlo e li accompagna fino alla strada. Raccomanda loro di stare attenti come si fa sempre coi bambini, e li ammonisce di proseguire senza soste fino al paese stando attenti a che il contenuto giunga integro. Al bambino che provò a porre qualche domanda sull’identità dello sconosciuto, oltre ad uno spintone della sorella bastò lo sguardo del “patriarca” per non insistere. Il metodo Montessori ancora non era contemplato!

 Qualche tempo dopo seppe che quell’uomo dissetatosi col latte di capra era il famigerato Samuele Stocchino, meglio noto come tigre d’Ogliastra. “La Sardegna liberata da un pericolo e da una vergogna con l’uccisione del feroce brigante Stocchino” scriveva il Popolo d’Italia. Forse non era poi così feroce e pericoloso …

 Chissà se il metodo Montessori contempla che in Sardegna fare la domanda non era neppure lecito, rispondere era addirittura follia!

barra.gif (1564 bytes)
   

Isola Sarda © 1997-2005 - Associazione Culturale Ciberterra - Responsabile: Giorgio Plazzotta
I contenuti appartengono ai rispettivi autori - Tutti i diritti riservati
The contents belong to the respective authors - All rights reserved