Le orchidee spontanee

Le Orchidaceae Riproduzione Il fiore

Il fiore delle orchidee

di Antonio Scrugli

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La parte della pianta che suscita maggiore interesse e fascino è il fiore che, nelle diverse specie, fa sfoggio di splendidi colori e di strabilianti forme.

Questo capolavoro della natura pare si sia originato di recente dalla evoluzione di un lontanissimo fiore primordiale a struttura regolare (actinomorfo) simile a quello delle Liliaceae (Giglio, Tulipano, ecc.) nel quale si sarebbero verificati fenomeni di fusione, di soppressione e di trasformazione di parti che avrebbero prodotto l'attuale modello irregolare (zigomorfo).

Esso è formato da 6 pezzi distribuiti in gruppi di 3 su due cerchi (verticilli) sovrapposti; i 3 esterni, che generalmente sono simili, formano i sepali mentre i 3 interni corrispondono ai petali. Di questi ultimi, due sono uguali (petali laterali) mentre l'altro, che prende il nome di labello, è completamente diverso e notevolmente più grande. È appunto il colore, la struttura e la maestosità del labello che caratterizzano e rendono affascinante il fiore nel suo complesso. Anche se l'analisi attenta di esso consente di identificare con chiarezza una stretta corrispondenza strutturale con quello delle Liliaceae, il fiore delle Orchidee, in quanto a variabilità di forme e di colori, detiene il primato assoluto e pertanto non è paragonabile a quello di nessun altro gruppo di piante.

Le straordinarie tappe differenziative a carico del fiore sono state finalizzate alla realizzazione di una struttura squisitamente specializzata per l'impollinazione incrociata (allogamia) da affidare esclusivamente a particolari insetti pronubi. Infatti quasi sempre i fiori delle specie nostrane vengono impollinati da rappresentanti degli Imenotteri, Lepidotteri e Ditteri. In alcuni casi però, soprattutto in mancanza degli impollinatori specifici, alcune orchidee (Epipactis, Limodorum, Ophrys apifera, ecc.), al fine di garantire la perpetuazione della specie, attuano l’autoimpollinazione o impollinazione diretta (autogamia).

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Ophrys tenthredinifera - (Fior di tentredine)
comunemente riscontrabile nei pascoli, nelle garighe e nella macchia

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Orchis papilionacea - (Ofride farfalla)
specie spontanea morfologicamente e cromaticamente più simile alle orchidee esotiche

Sono stati necessari numerosi studi di Botanici e di Zoologi per poter capire l'interrelazione biologica che lega il fiore dell'orchidea all'insetto impollinatore. Già Darwin, nel secolo scorso, descrisse minuziosamente le prime osservazioni relative ai peculiari meccanismi di impollinazione in queste piante. Oggi, in seguito a nuove indagini sono state acquisite numerose altre informazioni, alcune delle quali incutono scetticismo.

Nel genere Orchis, per esempio, i fiori richiamano l'insetto pronubo offrendo loro il nettare contenuto sul fondo di una formazione infundibolare detta sperone.

Nel genere Serapias, invece l'insetto intravede nella particolare conformazione cunicolare del fiore un sicuro rifugio ed un ottimo luogo di riposo. In questi casi le masse del polline (pollinii) sono opportunamente collocate nel tragitto obbligato che gli insetti devono percorrere per raggiungere il loro scopo.

Nel genere Ophrys, infine, il labello ha raggiunto un grado di specializzazione tale da simulare, in maniera stupefacente, l'addome della femmina corrispondente all'insetto pronubo a cui è affidata l'impollinazione. La simulazione risulta così perfetta che induce gli ignari insetti ad effettuare tentativi di accoppiamento con il labello (pseudocopulazione).

Lo scopo di questi "inganni" o "trappole" e quello di assicurare un intimo contatto tra il fiore e l'insetto per mezzo del quale le masse polliniche (pollinii) incollate sul suo capo potranno viaggiare fino a raggiungere, e quindi impollinare, un altro fiore che nel contempo avrà preparato con astuzia un'altra tresca.

È questa somiglianza del labello agli insetti pronubi che ha sicuramente ispirato i sistematici vegetali a far uso, nella denominazione delle specie, di aggettivi di natura entomologica, quali: Ophrys apifera o fior d'ape, Ophrys bombyliflora o fior di bombo, Ophrys sphegodes o fior di vespa, Ophrys tenthredinifera o fior di tentredine, ecc.; così pure i nomi dialettali "Apiscedda", "Musconi", ecc., attribuiti a queste specie, palesano tale similitudine.

Esse rappresentano una componente significativa della flora del territorio dove sono facilmente reperibili, soprattutto nel periodo primaverile, nei più disparati ambienti, non escluse le zone periferiche dei paesi là dove esistono ancora lembi di vegetazione spontanea.

La loro piccola dimensione se da un lato costituisce un handicap per un giusto apprezzamento, dall'altro rappresenta un elemento favorevole che le difende dall'estinzione che ha invece colpito molte specie esotiche che sono state, e sono tuttora, preda dei collezionisti più avidi e irresponsabili.

Lo scopo di render noto ad un ampio pubblico una sintesi di questi affascinanti fenomeni di biologia vegetale, le cui conoscenze rimangono spesso privilegio esclusivo degli specialisti, vuole essere quello di fornire un supporto scientifico valido che possa servire a far apprezzare, rispettare e valorizzare nella giusta misura una piccola parte del nostro prezioso patrimonio vegetale.

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