G. BACCHETTA, C. PONTECORVO, L. MOSSA (*) (*) Dipartimento di Scienze Botaniche dell’Università degli Studi di Cagliari, v.le S. Ignazio da Laconi, 13 - 09123 CAGLIARI Summary.
A first
contribution regarding the phytoponimy of the Sulcis area is presented here. 394
vegetal place names have been counted in a census, referred to 89 taxa. Most of
these are written in Campidanese dialet and is referred to frequently entities
found in the territory. The most recurrent species are shrubs (37,6%) and trees
(35,9%) spontaneus and cultivated, most of them calcifuge. Only in the far
western areas is possible to find taxa calcicole linked to sedimentary substrata
of carbonated nature. From researches carried out it appears that the IGM plans
1:25.000 with the greater number of phytotoponimy are those in Capoterra (68),
Narcao (52), Santadi and Carbonia areas both with 39. It is finally underlined
that almost all the censed names are linked to morphological elements of the
landscape, particularly the peak areas (21,8%) and the mountains (11,9%). Key
words: Sardinia,
Sulcis, Flora, Phytotoponimy. INTRODUZIONE In Sardegna lo studio dei fitotoponimi appare molto
recente e limitato all’analisi di piccole aree o elementi specifici del
paesaggio. Le uniche ricerche esistenti sono, infatti, quelle di Camarda per i
nuraghi dell’Isola [1] e il Monte Albo [2], di Mossa e collaboratori per la
Giara di Gesturi [3] ed il recente lavoro per i Monti del Sulcis [4], utilizzato
come base per la realizzazione del presente contributo. Tutti gli altri lavori
pubblicati dal 1889 ad oggi, si limitano a riportare i nomi vernacolari delle
entità vegetali utilizzati nelle distinte aree della Sardegna. MATERIALI E METODI Le analisi condotte hanno preso in considerazione tutta l’area sulcitana ed in particolare quella porzione di territorio posta ad occidente della piana del Campidano e a sud della fossa tettonica del Cixerri. Non sono stati considerati, invece, i territori microinsulari presenti lungo la costa sud-occidentale e le isole di San Pietro e Sant’Antioco. Per il censimento dei fitotoponimi sono stati utilizzati i fogli dell’IGM in scala 1:25.000 di Villamassargia (F. 555 sez. II), Assemini (F. 556 sez. II), Siliqua (F. 556 sez. III), Carbonia (F. 564 sez. I), Giba (F. 564 sez. II), Capoterra (F. 565 sez. I), Villa San Pietro (F. 565 sez. II), Santadi (F. 565 sez. III), Narcao (F. 565 sez. IV), Pula (F. 566 sez. III), Porto Pino (F. 572 sez. I), Capo Teulada (F. 572 sez. II), Domus de Maria (F. 573 sez. I) e Teulada (F. 573 sez. IV). Nei fogli di La Maddalena (F. 566 sez. IV), Capo Spartivento (F. 573 sez. II) e Capo Malfatano (F. 573 sez. III) non sono stati ritrovati fitotoponimi. Oltre all’analisi delle carte topografiche si sono presi in considerazione tutti quei fitotoponimi comunemente utilizzati dagli abitanti del territorio oggetto di studio. Per l’interpretazione dei toponimi ritrovati si è fatto riferimento al vocabolarietto botanico sardo-italiano di Cara [5], al dizionario etimologico sardo di Wagner [6] e al dizionario botanico sardo di Congia [7]. Sono state inoltre utilizzate diverse monografie nelle quali vengono riportati i nomi sardi delle specie vegetali di volta in volta trattate [8, 9, 10, 11, 12, 13,14]. Nell’allegato 1 si riporta la lista dei fitotoponimi
con il corrispondente nome volgare, il binomio scientifico ed il riferimento
cartografico. Per tutti quei fitotoponimi di dubbia attribuzione specifica sono
state adottate le abbreviazioni “cfr.” quando in campo si è ritrovata
dominante una specie e in subordine anche altre entità appartenenti allo stesso
genere; l’abbreviazione “sp. pl.” quando non è stato possibile risalire
all’entità di livello specifico in quanto risultano presenti più specie in
egual misura e ad elevata copertura; infine la sigla “non determinabile”
quando il fitotoponimo si riferisce a più specie vegetali, appartenenti a
diversi generi o addirittura famiglie. Con il simbolo “*” sono stati
contraddistinti quei toponimi non riportati sulle carte dell’IGM ma d’uso
corrente fra gli abitanti del luogo. RISULTATI In totale sono stati censiti 394 fitotoponimi, relativi a
89 taxa e rappresentanti l’8,8% della flora sino ad oggi conosciuta per il
Sulcis [4]. La toponomastica generale dell'area risulta prevalentemente composta da fitotoponimi in dialetto campidanese, riferiti in gran parte a specie arboree ed arbustive quasi sempre ritrovate o molto frequenti nel territorio esaminato. Lo spettro biologico relativo alle 89 entità rinvenute (fig. 1), evidenzia una netta dominanza delle fanerofite (58,4%) rispetto alle altre forme biologiche e ciò appare in relazione con il fatto che le specie forestali legnose sono sicuramente meglio conosciute, più evidenti e sovente utilizzate dall’uomo. Va infatti rilevato che la maggior parte delle colture attuate in tutta l’area sulcitana sono caratterizzate da queste specie, dominano oliveti, mandorleti, carrubeti, vigneti e coltivi di fico d’india, mentre le colture erbacee sono secondarie e sempre meno diffuse.
Fig. 1 – Forme biologiche dei fitotoponimi censiti per il Sulcis. In fig. 2 vengono evidenziate le specie più ricorrenti nella fitotoponomastica locale. Tra queste, la maggiormente citata è risultata Olea europaea L. var. sylvestris Brot. (25), seguita da numerose sclerofille calcifughe quali: Arbutus unedo L. (18), Cistus sp. pl. (18), Myrtus communis L. (17), Quercus suber L. (16) e Juniperus oxycedrus L. subsp. oxycedrus (9). I dati confermano le potenzialità vegetazionali dell’area, determinata dalla natura dei substrati e dalle condizioni bioclimatiche. Dominano infatti i substrati non carbonatici, caratterizzati da graniti ercinici e metamorfiti acido-subacide paleozoiche; mentre dal punto di vista bioclimatico ci si trova in ambito macrobioclimatico Mediterraneo, con bioclima pluvistagionale oceanico, condizioni termotipiche che vanno dal termomediterraneo inferiore al mesomediterraneo superiore e ombrotipi variabili dal semiarido superiore sino all’umido inferiore [4]. Solo nella parte più orientale del territorio sono stati ritrovati numerosi fitotoponimi relativi a taxa calcicoli quali Rosmarinus officinalis L. (7), a conferma dei substrati sedimentari paleozoici di natura carbonatica dominanti in questa porzione del Sulcis. Numerosi risultano anche i toponimi riferiti a specie largamente coltivate in funzione delle potenzialità bioclimatiche e vegetazionali dell’area, in particolare ricordiamo le specie del genere Pyrus sp. pl. (22), Ceratonia siliqua L. (11) e Castanea sativa Mill. Quanto al castagno va detto che nell’area non è mai stato coltivato in maniera diffusa, nel passato però è stato piantato in alcune località montane dai carbonai d’origine toscana. Questi infatti utilizzavano farina di castagne ed altri frutti altamente calorici, in particolare legumi, come base della loro dieta nel periodo invernale, quando si insediavano nelle località montane del Sulcis per il taglio dei boschi. Per quanto riguarda le specie d’interesse etnobotanico,
la presenza di numerosi toponimi riferiti ad Arundo donax L. o Phragmites
australis Adanson, fa capire come in passato sia stato importante
l’utilizzo di questi vegetali come materie prime per la costruzione di solai e
coperture in genere. I numerosi
toponimi relativi a Lavatera olbia L., sono dovuti all’utilizzo delle
foglie di questa malvacea come foraggio per il bestiame ed in particolare
nell’allevamento dei conigli.
Fig. 2
– Taxa più ricorrenti Per quanto riguarda i riferimenti cartografici, viene evidenziato (fig. 3 e tab. 1) come il foglio IGM più ricco di fitotoponimi sia quello di Capoterra (68), seguito da Narcao (52) e da quelli di Santadi e Carbonia, entrambi con 39. Tali dati concordano con le analisi di carattere demografico che vedono i comuni di Capoterra e Carbonia maggiormente popolati. In questo caso una maggiore densità porta proporzionalmente ad un aumento del numero di toponimi, per l’uso più intenso del territorio.
Fig. 3 – Frequenza percentuale dei fitotoponimi nei singoli fogli IGM in scala 1:25.000.
Tab. 1 – Numero di fitotoponimi per foglio IGM. Viene infine evidenziato (tab. 2 e fig. 4) come la maggior parte dei fitotoponimi risulti attinente e collegata agli elementi morfologici che caratterizzano il paesaggio ed in particolare a: cime e punte (86), montagne (47), corsi d’acqua (41), passi (35), vallate e zone rocciose (31). Infatti l’83,2% dei fitotoponimi risulta data dall’unione di un morfotoponimo e di un fitotoponimo. Solo per 66 su 394 non è possibile stabilire un elemento del paesaggio di riferimento.
Tab. 2 – Morfotoponimi raggruppati in funzione dei diversi elementi del paesaggio.
Fig. 4 – Percentuale di morfotoponimi raggruppati in funzione dei diversi elementi del paesaggio. CONCLUSIONI L’analisi dei fitotoponimi di questo territorio, vasto 2129 Kmq, ha confermato quanto i vegetali siano un utilissimo strumento per il riconoscimento dei luoghi. Oltre a ciò si è evidenziato che spesso gli abitanti, nell’attribuire un toponimo, ricorrono all’elemento geobotanico e geomorfologico più appariscente del sito. Con l’abbinamento di una pianta ad un elemento del paesaggio o ai manufatti antropici, ottengono un’indubbia specificità e possibilità di riconoscimento preciso. Lo studio ha anche consentito di capire la specificità del vernacolo locale e quanto gli abitanti del posto distinguano solamente il nome del genere e non epiteto specifico, salvo non si tratti di specie arboree utilizzate per l’alimentazione o taxa d’uso medicinale. Un’ultima osservazione sui risultati è quella riferita all’elevato numero di fitotoponimi che si ripetono una sola volta. Questo dato conferma la ricchezza floristica del territorio e i numerosi habitat che ospitano specie talvolta rare o addirittura esclusive. BIBLIOGRAFIA [1]
I. Camarda, La phytotoponymie des
Nuraghes en Sardaigne. Braun-Blanquetia, 3(2): 337-340 (1989). [2] I. Camarda, Ambiente e flora del Monte Albo. Sardegna centro-orientale. Il Portico Editrice, Casale Monferrato (1984). [3] L. Mossa, A. Scrugli, B. Mulas, M.C. Fogu, A. Cogoni, La componente geobotanica del parco della Giara di Gesturi. Una base naturalistica per una proposta gestionale di conservazione e fruizione. In: Sa Jara. Un’area di interesse naturalistico da salvaguardare, pgg. 27-84. Assessorato alla Tutela dell’Ambiente, Provincia di Cagliari (1989). [4] G. Bacchetta, Flora, vegetazione e paesaggio dei Monti del Sulcis (Sardegna sud-occidentale). Tesi di Dottorato di Ricerca, A.A: 1999-2000. Dipartimento di Biotecnologie Agrarie ed Ambientali, Università degli Studi di Ancona (2000). [5] A. Cara, Vocabolarietto botanico sardo-italiano. Tipografia del Corriere, Cagliari (1889). [6] M.L.
Wagner, Dizionario etimologico sardo. Carl
Winter, Heidelberg (1960). [7] P. Congia, Dizionario botanico sardo. Zonza Editori, Cagliari (1998). [8] A. Cossu, Flora pratica sarda illustrata. Gallizzi Editore, Sassari (1968). [9] S. Vannelli, La flora arborea ed arbustiva nel dialetto gallurese. Ispettorato Distrettuale delle Foreste, Tempio (1971). [10] I. Camarda, F. Valsecchi, Alberi e arbusti spontanei della Sardegna. Gallizzi Editore, Sassari (1983). [11] M. Chiappini, Guida alla flora pratica della Sardegna. Carlo Delfino Editore, Sassari (1985). [12] I. Camarda, Introduzione all’ambiente di Monte Gonare. 2D Editrice Mediterranea, Sassari (1986). [13] G. Nieddu, C. Scudu, G. Filia, M.A. Nieddu, M. Brundu, Le piante nostre amiche. Coop. Grafica Nuorese, Nuoro (1989). [14] I. Camarda, F. Valsecchi, Piccoli arbusti, liane e suffruttici spontanei della Sardegna. Carlo Delfino Editore, Sassari (1990). Allegato 1. Elenco dei Fitotoponimi del Sulcis.
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