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La flora del bacino idrografico del Rio Santa Lucia

Introduzione

Discussione Bibliografia


di
L. Mossa & G. Bacchetta
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Abstract

E’ stata studiata la flora del bacino idrografico del Rio Santa Lucia (Sardegna sud-occidentale), sono stati rinvenuti 669 taxa, di cui 628 di rango specifico, 35 sottospecifico, 2 varietale e 4 ibridi, inseriti in 364 generi e 101 famiglie. Si sono individuati gli indici di ricchezza floristica ponendoli in relazione con quelli delle altre zone del Sulcis finora studiate. L’analisi dello spettro biologico ha evidenziato un valore per le terofite del 41.2%, che conferma la piena mediterraneità dell’area e un valore per le fanerofite del 10%, che evidenzia l'elevato grado di ricoprimento boschivo. La comparazione con gli spettri biologici delle altre flore mostra valori similari ad accezione del dato relativo alle terofite che appare più basso e di quello delle idrofite (2.7%) che risulta sensibilmente più elevato. Lo spettro corologico indica una dominanza degli elementi mediterranei (71.6%) e in particolare di quelli stenomediterranei (26%) ed eurimediterranei (21.8%). La componente mediterraneo-occidentale (3.6%), quella sud-mediterranea (3.4%) e quella mediterraneo-atlantica (3.1), appaiono importanti al fine dell'identificazione del baricentro biogeografico dell’area studiata. Il contingente delle endemiche (60 taxa) è risultato pari al 9% e mostra una dominanza degli elementi sardo-corsi (31.7%) e di quelli sardi (21.7%) che, unitamente raggiungono il 53.4% del totale. Sono state infine segnalate 12 entità endemiche e d'interesse fitogeografico nuove per il Sulcis.

Introduzione

Le ricerche floristiche e vegetazionali realizzate nel Sulcis negli ultimi 15 anni (Chiappini & al. 1983, Mossa 1985, Mossa & Fogu 1985, Angiolino & Chiappini 1988, Ballero 1990, Brullo 1993, Camarda & al. 1993, Ballero & al. 1994, Camarda & al. 1995, Mossa & al. 1996), si sono concentrate essenzialmente nell'area compresa tra Punta Sebera-Punta Maxia-Pantaleo, Monte Tamara e Monte Arcosu. Solo marginalmente sono state prese in esame le vallate di Gutturu Mannu e Monti Nieddu mentre, poco si sa relativamente al bacino idrografico del Rio Guttureddu e Sa Canna.

Il presente lavoro ha lo scopo di completare le conoscenze floristiche della parte collinare e montana del bacino idrografico del Rio Santa Lucia e di dare un ulteriore contributo alla conoscenza delle caratteristiche bioclimatiche e corologiche dei monti del Sulcis.

Inquadramento geografico

La parte collinare e montana del bacino idrografico del Rio Santa Lucia (fig. 1), rientra nel complesso montuoso del Sulcis, confina a nord con la piana del Campidano e del Cixerri, a est con il bacino del Rio San Gerolamo, a sud-est e sud con quello del Rio di Pula ed a ovest con con quello del Rio Palmas.

Ricade nelle sezioni dell'I.G.M.I. di Assemini (556, II), Capoterra (565, I) e Narcao (565, IV). Dal punto di vista amministrativo la gran parte del territorio è compresa nei comuni di Assemini, Capoterra e Uta, solo la zona di Sa Mirra ricade in quello di Santadi.

L'area di studio comprende l'intero sistema collinare e montano ed in particolare le valli di Gutturu Mannu, Guttureddu e Sa Canna, ha un perimetro di 54.2 Km e una superficie complessiva di 72.9 Km2. Lo spartiacque passa per i rilievi di S'Arcu de Is Sennoras (389 m), Punta su Aingiu Mannu (605 m), Monte Is Pauceris Mannu (726 m), Monte Mannu (716 m), Monte Sa Mirra (1086 m), Monte Is Caravius (1113 m), Monte Genna Strinta (856 m), Monte Arcosu (946 m ), Punta s'Ala Matta (670 m) e Punta de Is Tuvaras (380 m).

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Fig. 1. Carta indice

 

Geomorfologia

Il bacino idrografico del Rio Santa Lucia si può suddividere secondo tre strutture morfologiche ben distinte: la prima costituita da paesaggi metamorfici prevalentemente scistosi, la seconda da quelli granitici e la terza dai depositi alluvionali quaternari.

La parte montana e collinare è caratterizzata da rilievi scistosi per circa il 45%, granitici per il 52% e calcarei per il 3%. I primi presentano alla sommità lembi di superficie d'erosione suborizzontali o con dolci pendenze verso ovest, come è possibile osservare in località Sa Sperrimas, Medau Spuntacora, Punta Stazzu Aroni, Monte Abius Longus e Is Crabiolus Mannu. Generalmente le rocce metamorfiche presentano filoni di quarzo determinanti una maggior resistenza all'erosione e forme aspre che conferiscono al paesaggio un aspetto tormentato con linee di cresta tortuose e corsi d'acqua meandriformi, specie nelle aree che da Is Pauceris Mannus degradano fino a Punta de sa Loriga.

I rilievi granitici, sono invece caratterizzati da due morfologie differenti. Dove la massa del batolite è omogenea, il granito presenta forme dolci e arrotondate a debole pendenza, nelle zone in cui il granito è più fratturato, sono presenti processi filoniani e predominano le forme aspre e irregolari come in tutta l'area del Monte Lattias.

Le zone calcaree sono caratterizzate essenzialmente dalla formazione di Cabitza (Cambriano inf.-Ordoviciano inf.), si trovano nella parte più occidentale ed elevata del bacino e formano un'isola nel batolite granitico.

Geologia

Nell'area di studio dominano i substrati cristallini di natura paleozoica e solo subordinatamente si rinvengono formazioni clastiche quaternarie, rappresentate essenzialmente da alluvioni antiche ed attuali e da glacis alluvionali.

Il Paleozoico occupa circa il 90% della superficie, le formazioni presenti hanno subito modificazioni strutturali essenzialmente per cause tettoniche e per termo-metamorfismo associato alla intrusione dei magmi granitici verificatasi durante l'orogenesi ercinica.

L'età delle formazioni abbraccia un periodo compreso tra il Cambriano inferiore ed il Siluriano. La formazione di Cabitza è la più antica, si ritrova nelle aree sommitali del Monte Seddas, Is Caravius e Sa Mirra, ed è costituita da argilloscisti, metarenarie, metacalcari nodulari e metasiltiti con rare lenti calcaree (Carmigniani 1996).

Sempre poggianti sulla massa granitica, possiamo distinguere due successioni (Barca & al. 1986), sovrapposte tettonicamente: una alloctona (Unità dell'Arburese) e l'altra parautoctona (Unità di San Leone). Quella dell'Arburese è costituita dalla sequenza di metarenarie micacee, metaquarziti chiare con banchi di metaconglomerati, metasiltiti e metapeliti; si presenta molto simile all'Unità di Genn'Argiolas della Sardegna sud-orientale (Barca & al. 1991). Durante la prima fase dell'orogenesi ercinica è stata traslata da piegamenti a carattere regionale aventi direzione principale nord-est/sud-ovest sui terreni parautoctoni dell'Unità di San Leone. Quest'ultima, viene attribuita all'Ordoviciano inf.-Siluriano, in essa si possono distinguere tre serie litologiche caratterizzate dalla quasi totale assenza di fossili dovuta al termometamorfismo indotto dai granitoidi tardo-ercinici.

Per quanto riguarda il magmatismo ercinico, dal punto di vista petrografico i graniti vengono classificati come leucograniti a biotite con struttura equigranulare medio grossa (Conti 1963) e sono caratterizzati dallla presenza di feldspato potassico di colore rosato (Bralia & al. 1981). Raramente si presentano compatti, spesso sono interessati da fratture e intrusioni filoniane di natura pegmatitica e quarzosa.

Relativamente al Quaternario, dal punto di vista stratigrafico, si possono riconoscere dal basso verso l'alto un glacis più antico probabilmente del Pleistocene inf.-medio, alluvioni antiche bruno rossastre, terrazzate e fortemente cementate, dei depositi conglomeratici sotto forma di glacis, alluvioni recenti (Pleistocene sup.), detriti di falda con un basso grado di cementazione (Post-Wurm) e alluvioni attuali a matrice ciottolosa-sabbiosa (Olocene) lungo gli alvei dei fiumi.

Idrografia

Il Rio Santa Lucia nasce nella valle di Gutturu Mannu a una quota di 575 m e sfocia nello stagno di Capoterra, dopo circa 25 Km. Il suo reticolo idrografico conta 1308 linee di impluvio, per una lunghezza totale pari a 526 Km, la densità di drenaggio del corso d'acqua risulta pari a 5.05 Km/Km2, la frequenza di drenaggio a 12.55 Km/Km2 ed il coeficente di drenaggio a 0.20 Km/Km2 (Fadda & Pala 1992). I principali affluenti sono il Rio Gutturu Mannu e il Rio Guttureddu, che si uniscono in località Santa Lucia per dare luogo all'omonimo rio. Tra gli altri torrenti vanno citati il Rio Trunconi Mannu, il Rio di Fanebas e quello di Sa Canna.

Bioclimatologia

Il bacino idrografico del Rio Santa Lucia è l'unico nell'ambito dei monti del Sulcis in cui non sono presenti stazioni meteorologiche, solo di recente è stata installata dalla Azienda Foreste Demaniali della Sardegna, in località Gambarussa, una centralina automatizzata.

Per la caratterizzazione bioclimatica del sito si è fatto riferimento ai dati riportati in Arrigoni (1968) ed a quelli sino ad oggi pubblicati dal Servizio Idrografico Nazionale (Ministero LL. PP. 1966-1980) per le vicine stazioni termopluviometriche di Is Cannoneris e Santadi.

Dal punto di vista metodologico si è seguito quanto proposto da Rivas-Martinez (1995), ciò nonostante, mancando le informazioni relative alle temperature minime e massime, non è stato possibile elaborare gli indici di termicità normali (It) e compensati (Itc). Non disponendo altresì dei dati relativi all'evapotraspirazione media annua (PE) ed estiva (Pev), non si è potuto calcolare l'indice di aridità (Iar), l'indice di ombro-evaporazione annuale (Ioe) e quello di mediterraneità (Im).

La determinazione dei bioclimi, dei termotipi e degli ombrotipi è stata perciò fatta solo in base all'indice di continentalità semplice (Ic) e all'indice ombrotermico (Io).

Secondo i dati climatici disponibili ed in accordo con la classificazione bioclimatica di Rivas-Martinez (l.c.) è possibile dire che il macrobioclima della zona studiata è di tipo mediterraneo, presenta infatti un periodo di siccità (P<2T) sempre superiore a due mesi dopo il solstizio d'estate (tab. 1).

Stazione

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giun

Lugl

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

Annor

Gg. piovosi

Is Cannoneris

166.1

164.7

134.3

90.7

64.6

16.0

3.9

13.5

47.3

133.3

143.6

193.5

1172.0

89.6

Santadi

93.0

77.3

64.9

42.8

36.3

10.8

3.8

10.9

33.2

77.9

98.6

111.7

657.0

68.4

Tab. 1. Precipitazioni medie mensili e annue.

Per quanto concerne i bioclimi, in base all'indice di continentalità semplice e all'indice ombrotermico si evidenzia che entrambe le stazioni rientrano nel bioclima pluvistagionale oceanico poiché presentano valori di Ic inferiori a 21 e di Io superiori a 2.0 (tab. 2).

Stazione

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

Media annua

Ic

Io

Is Cannoneris

6.7

5.7

7.1

9.1

15.5

18.3

22.7

22.0

19.9

12.9

9.6

7.3

13.1

17.1

6.9

Santadi

9.8

9.2

12.2

14.5

14.8

23.6

26.8

27.6

24.0

20.3

15.3

12.0

17.8

18.4

2.9

Tab. 2. Temperature medie mensili e annue, indici di continentalità e ombrotermico.

Relativamente ai termotipi, non disponendo dei dati necessari per calcolare gli indici di termicità compensati, non è stato possibile determinare con certezza quali termotipi si abbiano nel Sulcis e più in particolare nell'ambito del bacino idrografico del Rio Santa Lucia. Sulla base di quanto proposto da Rivas-Martinez (1982), utilizzando i valori delle temperature medie annuali si è determinato per la stazione di Is Cannoneris (T=13.1°) un termotipo mesomediterraneo e per quella di Santadi (T=17.8°) un termotipo termomediterraneo.

Da tali dati e da una prima analisi della vegetazione si può così ipotizzare un piano termomediterraneo esclusivamente per quelle aree nord-orientali del bacino al di sotto dei 200 m di quota e un termotipo mesomediterraneo per la generalità dell'area.

Gli ombrotipi si sono potuti invece calcolare grazie all'indice ombrotermico che, evidenzia per la stazione di Santadi un ombrotipo secco (Io=2.9) quasi al limite del subumido (Io=3.0-6.0) e per quella di Is Cannoneris un ombrotipo umido (Io=6.9). In base a tali dati, si pone in evidenza anche la presenza di un ombrotipo subumido che, seppur non determinabile direttamente, sulla base delle risposte della vegetazione sembra essere dominante. Nell'ambito del bacino, la presenza di numerosi elementi mesofili quali Taxus baccata L., Polystichum setiferum (Forssk.) T. Moore ex Woynar e Blechnum spicant (L.) Roth, confermerebbe l'esistenza, come per l'area di Is Cannoneris, di un ombrotipo umido.

Dai dati pluviometrici, disponibili anche per le stazioni di Capoterra e Pantaleo, si evidenzia infine come le precipitazioni tendono a crescere con l'aumentare della quota e man mano che si procede dalla costa o dalle zone pianeggianti verso l'interno del massiccio montuoso (tab. 3).

Stazione

P (mm)

Quota (metri)

Distanza dal mare (Km)

Dist. aree piane (Km)

Capoterra

552

54

5.3

0

Santadi

657

135

12.4

0

Pantaleo

888

240

18.6

7.1

Is Cannoneris

1172

716

14.2

9.8

Tab. 3. Relazioni tra precipitazioni medie annue, quote e distanze.

Vegetazione

In tutto il bacino idrografico, sino al 1948, sono stati effettuati sistematicamente i tagli della vegetazione. Successivamente la ceduazione dei boschi è divenuta più irregolare, si è quasi abbandonata la pratica della demaschiatura delle sughere e attualmente vengono realizzati tagli solo all'interno della riserva naturale di Monte Arcosu e nelle immediate vicinanze delle strade all'interno delle aree gestite dall'Azienda per le Foreste Demaniali della Regione Sarda.

Per effetto dei tagli realizzati sino al secondo dopo guerra, del pascolamento e degli incendi verificatisi, circa il 50% dell'area risulta oggi costituita da macchie riconducibili al Quercion ilicis Br.-Bl. 1936 em. Rivas-Martinez 1975 e all’Oleo-Ceratonion Br.-Bl. 1936 ex Guin. & Dron. 1944.

Un 30% è occupato da boschi di leccio ceduati e da sugherete, quest'ultime complessivamente non ricoprono più del 5% della superficie e risultano concentrate nella valle di Gutturu Mannu ed in particolare in località Is Antiogus, Fanebas, Is Pauceris, Is Castangias e Gambarussa. In quella di Guttureddu si ritrovano solo in località Perdu Melis.

Le aree cacuminali più frequentemente appaiono ricoperte da una vegetazione camefitica inquadrabile nella alleanza Teucrion mari Gamisans & Muracciole 1984 e da pratelli cespitosi inseribili in Periballio-Trifolion subterranei Rivas-Martinez, Fernandez Gonzales & Sanchez Mata 1986 (Ladero & al. 1992). Sulle cime del Monte Arcosu, del Monte Genna Strinta e lungo i crinali che separano le vallate di Bacchialinu, Gutturu Mannu, Guttureddu, Sa Canna e Sa Spindula, gran parte della superficie è occupata da tale vegetazione camefitica.

Sui terrazzi alluvionali dei letti ciottolosi dei torrenti, si rinviene una vegetazione camefitica simile alla precedente ma riferita da Biondi & al. (1995) all'alleanza del Glaucion flavi Br.-Bl. 1947. Tali formazioni sono particolarmente frequenti nella media valle del Rio Gutturu Mannu e nelle parti basse di quella del Rio Guttureddu. Sugli stessi materassi alluvionali sono comuni i pratelli terofitici inseribili nel Maresion nanae Gehu & al. 1981.

Gli alvei dei rii sono caratterizzati da macchie inquadrabili nell’alleanza Rubo-Nerion oleandri Bolòs 1985 e, dove la falda freatica è superficiale o lungo i corsi d’acqua a regime e portata costanti, da boschi ripariali inseribili nella sub-alleanza Hyperico hircini-Alnenion Dierschke 1975 o nel Nerio oleandri-Salicion purpureae De Foucault 1991. Le formazioni facenti capo a questa seconda alleanza, tendono a dominare nelle zone più pianeggianti dove aumentano i sedimenti ed i corsi d’acqua perdono in velocità.

Le rocce stillicidiose presentano invece una vegetazione riconducibile all'alleanza Adiantion Br.-Bl. 1931. Gli anfratti e le pareti rocciose con esposizioni fresche tendono ad evidenziare una vegetazione silicicola inquadrabile nell'ordine Anomodonto-Polypodietalia serrati Bolòs & Vives in Bolòs 1957. Quelle con esposizioni calde sono colonizzate prevalentemente da formazioni casmofitiche risalenti al Phagnalo saxatilis-Cheilanthion maderensis Loisel. 1970 corr. Pérez-Carro, Diaz-Gonzales, Fernandez-Areces & Salvo 1989, mentre le zone rocciose a debole inclinazione e i terreni con suoli poco evoluti presentano associazioni riconducibili alle alleanze Micromerio graecae-Hyparrhenion podotrichae Bolòs 1962 corr. e Tuberarion guttatae Br.-Bl. 1931 (Camarda & al. 1995). A quest’ultima alleanza appartengono quasi tutti i pratelli terofitici pionieri.

Flora

L’indagine floristica è stata svolta, a più riprese, nell’arco di tempo 1991-1997, periodo durante il quale si sono effettuate numerose escursioni volte a rilevare i diversi aspetti stagionali e i differenti habitat presenti nell’area.

L’elenco floristico è stato compilato seguendo l’ordine sistematico e la nomenclatura proposta da Pignatti (1982), salvo in alcuni casi per i quali si è preferito adottare quanto proposto da Arrigoni & al. (1976-91), Castroviejo & al. (1986-1997), De Bolòs & Vigo (1984-1997), De Bolòs & al. (1990), Ferrarini & al. (1986), Greuter & al. (1984-1989), Jalas & Suominen (1972-1996), Pichi Sermolli (1977), Tutin & al. (1964-1980) e Scrugli (1990).

Per l’attribuzione delle forme e sottoforme biologiche ci siamo basati sui criteri proposti da Braun-Blanquet (1932), Raunkier (1934) e Pichi Sermolli (1948), verificando direttamente sul campo la forma dei diversi taxa. Oltre alla forma biologica le singole entità risultano corredate dell’elemento corologico, secondo i tipi riportati in Pignatti (l.c.), Castroviejo & al. (l.c.), De Bolòs & Vigo (l.c.), De Bolòs & al. (l.c.), Greuter & al. (l.c.), di sintetiche indicazioni circa habitat o sito di rinvenimento e della frequenza con cui sono presenti nel territorio. Per questo ultimo dato si è stabilita una scala con delle abbreviazioni (cc= comunissima, c= comune, pc= poco comune, r= rara, rr= rarissima, n.s.= non specificato). Con il simbolo (*) vengono riportate quelle entità segnalate in letteratura e non ritrovate. Per quanto riguarda le specie avventizie e coltivate, ci si è limitati a riportare solo quelle entità naturalizzatesi.

I campioni d’erbario sono stati depositati presso l’Erbario del Dipartimento di Scienze Botaniche dell’Università di Cagliari (CAG).

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